martedì 6 giugno 2017

In uscita il nuovo romanzo di Arundhati Roy

La copertina del nuovo romanzo.
Un libro nasce quando esiste dentro colui che lo scrive: a vent'anni di distanza dal suo romanzo d’esordio, “Il dio delle piccole cose”, la scrittrice indiana vincitrice del Booker Prize Arundhati Roy torna di nuovo nelle librerie con una nuova opera, "Il ministero della suprema felicità".
Diverse storie si intrecciano attraverso le pagine del romanzo, unite dal medesimo filo conduttore, il "confine": sia esso di genere, di casta, di lingua, di patria, i personaggi hanno tutti "la guerra dentro e fuori di sé".

Suzanna Arundhati Roy è nata il 24 novembre nel 1961 a Shillong, piccola città nel nordest dell’India. La madre, originaria del Kerala, è di fede cristiana e attivista per i diritti delle donne; il padre un coltivatore di tè di religione induista con problemi di alcolismo. 
La coppia divorzia quando Roy ha due anni e la madre fa ritorno coi lei e il fratello maggiore presso la sua famiglia d’origine, dove vivono grazie al sostegno dei parenti.
Qualche anno dopo la madre apre una scuola indipendente. Roy frequenta un collegio di suore, e poi continua gli studi presso una scuola per segretarie che però abbandona: a 16 anni se ne va di casa e lascia il Kerala alla volta di Nuova Delhi.


Qui frequenta la School of Planning and Architecture dove conosce il futuro marito, Gerard da Cunha. I due, dopo un periodo vissuto nelle baraccopoli della città, si trasferiscono a Goa e sbarcano il lunario vendendo dolci sulla spiaggia. La loro unione tuttavia finisce dopo quattro anni. Dopo la separazione Roy lavora al National Institute of Urban Affairs di Nuova Delhi e nel 1984 incontra il regista Pradip Krishen, che le propone di recitare nel suo film “Massey Sahib”. Sebbene all'inizio poco convinta, Roy accetta la parte. Poco dopo Roy vince una borsa di studio per un soggiorno di otto mesi in Italia, durante il quale studia il restauro dei monumenti.
Al suo ritorno in India riallaccia i rapporti con Krishen e i due si sposano. Scrive per lui le sceneggiature di “In Which Annie Gives it Those Ones” (1989), dove recita anche una parte, e di “Electric Moon” (1992). Insieme lavorano anche ad una serie tv, intitolata “The Banyan tree”, ma l’emittente televisiva blocca il progetto dopo poche puntate. Delusa dal mondo dello spettacolo si separa dal marito, sperimenta altri lavori (tra cui l'insegnante di aerobica) e nei primi anni Novanta inizia a scrivere articoli per diversi giornali.
Nel 1994 Roy finisce al centro di una controversia, a causa di due suoi articoli in cui critica il film di Shekhar Kapur, “Bandit Queen”, basato sulla vita di Phoolan Devi. Secondo Roy il film dà un’immagine falsata della donna, ponendo troppo l’accento sui brutali stupri di cui fu vittima, piuttosto che sulla sua vita da ribelle e bandita più ricercata d’India. Le sue parole suscitano forti polemiche e il caso finisce anche in tribunale.

La copertina della versione inglese di
"Il dio delle piccole cose".

A seguito di questa vicenda, Roy si ritira a vita privata e inizia a lavorare alla stesura del suo romanzo, “Il dio delle piccole cose”, che vede la luce nel 1996. Il testo, in parte autobiografico, è ambientato alla fine degli anni ’60 in Kerala e racconta la storia di due gemelli, Rahel e Estha, e delle vicende della loro famiglia, sullo sfondo dei tumulti dell’India di quegli anni. In patria fortemente criticato per le sue descrizioni della sessualità, all'estero diventa da subito un best-seller, vince nel 1997 il prestigioso Booker Prize e compare nella lista dei libri più influenti dell’anno stilata dal New York Times.

Dopo lo strabiliante successo ottenuto dal suo romanzo, Roy tuttavia abbandona la fiction per dedicarsi esclusivamente all'attivismo sociale e politico, scrivendo numerosi interventi e saggi. Le sue posizioni sono molto critiche nei confronti della globalizzazione, del neo-imperialismo e della politica nucleare attuata dai governi dell’India e del Pakistan.
Per aver preso posizione contro la costruzione della diga presso il fiume Narmada, nel Gujarat, viene convocata dalla Corte Suprema di Nuova Delhi, che in seguito la condanna ad un simbolico giorno di carcere per oltraggio alla Corte stessa (da lei accusata di usare il suo potere per silenziare il dissenso e le critiche). Ha fortemente criticato anche l'intervento statunitense in Afghanistan dopo l'11 settembre.

Foto dell'autrice. The New York Times Magazine.
Tra i suoi testi non-fiction più importanti, ricordiamo: “La fine delle illusioni” (1999), “Il costo della vita” (1999), “Il maggior bene comune” (2000), “Guerra è pace” (2002), “Ahisma: scritti su impero e guerra” (2003), “Guida all'impero per la gente comune” (2003), “La strana storia dell’assalto al parlamento indiano” (2006), “Quando arrivano le cavallette” (2009), “In marcia con i ribelli” (2011), “I fantasmi del capitale” (2015).
Alcuni di essi sono anche reperibili nelle nostre biblioteche: Roy - Opere.

Elisa, volontaria del Servizio Civile Nazionale in servizio a Ca' Bembo, ha recentemente contribuito ad ampliare e migliorare la voce su Wikipedia Arundhati Roy.


Fonti consultate: Britannica
Rediff
I love India
The New Yorker
The Guardian
L'Espresso
Guanda
- D - Repubblica
Wikipedia

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