martedì 29 settembre 2015

Il cartaceo è destinato a morire?

Frena la corsa del digitale, i libri "tradizionali" tornano alla ribalta: lo sostiene un'inchiesta del New York Times, secondo cui negli USA le vendite di ebook salite fino a 1.260% tra il 2008 e il 2010, sarebbero calate del 10% nei primi cinque mesi di quest'anno (dati forniti dall'Association of American Publishers sulla rilevazione di quasi 1.200 editori).

Mentre anche la vendita degli e-reader sembra in calo (ne sarebbe un segnale la conveniente offerta di lancio dell'ultimo dispositivo messo a punto da Amazon), significativi segnali di ripresa secondo il NYT proverrebbero dalle librerie indipendenti, fino a qualche tempo fa flagellate dalla crisi.
Alcuni grandi editori (Hachette, Penguin Random House) si starebbero preparando al nuovo corso, ampliando i loro depositi e investendo sulla distribuzione dei libri in catalogo.

Di parere opposto l'analista digitale Ben Thompson nel suo articolo sul sito Stratekery e Andrew Nusca su Fortune, secondo i quali il mercato del digitale è in calo solo per alcuni editori e quello del libro a stampa destinato a un irreversibile declino.

La stessa disaffezione (indifferenza?) per il patrimonio cartaceo sembra rivelare il nuovo progetto di ristrutturazione della New York Public Library, una delle più grandi biblioteche di ricerca del mondo (8.2 milioni di volumi).
La sospensione del piano approvato nel 2014 dal CdA (l'operazione, giudicata da più parti poco trasparente, costosa, e priva di ogni controllo pubblico, che prevedeva - fra l'altro - la vendita di 2 altre biblioteche, aveva suscitato le proteste e la mobilitazione di cittadini e studiosi), non ha impedito il trasferimento di 3-4 milioni di libri in un deposito a 90 km da New York, creando difficoltà e limiti all'attività di ricerca di molti studiosi.
Il digitale è l'unica soluzione possibile? Ci sembrano interessanti le riflessioni di Cynthia  M. Pyle, docente presso Columbia e New York University, impegnata ancora oggi nella protesta contro l'avvenuto trasferimento di questo consistente e prezioso patrimonio librario:

"The library is the laboratory for the humanities. Whereas scientists work on experiments in laboratories and use prose to report on those experiments (hence can work with primarily internet access), scholars of the humanities require physical books, which are the equivalent of laboratory scientists' objects of study.

The internet helps all of us immeasurably and has become indispensable. But in the humanities it is never enough, when dealing with the objects of our work. (...) The object on which we work is most often the text. Prose is not merely a means for reporting on our work. Were laboratory scientists to have their petri dishes denied them, and their agar-agar plates, not to mention their bunsen burners, glassware and other tools, there would be a universal outcry.  So should there be by those of us whose texts have been removed from our libraries!"




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