venerdì 12 maggio 2017

Chi ha paura di Wikipedia?

Nel web la libertà di espressione non è sempre e dovunque così scontata. I bersagli preferiti dai censori sono ad esempio i principali social network, i blog gestiti da attivisti politici, i siti d’informazione che non si allineano con le direttive della classe politica al potere, i canali video indipendenti e molti altri. Tra di essi, è stata spesso presa di mira anche Wikipedia, la più famosa e consultata enciclopedia online, che si propone di offrire a tutti gli internauti informazioni libere, gratuite, neutrali e verificabili.

Due avvenimenti recenti, in due diversi Paesi, hanno riacceso l’attenzione sulla questione della censura di Wikipedia.


TURCHIA
Alle 8 di mattina (ora italiana) dello scorso 29 aprile l’Autorità delle Comunicazioni ha bloccato l’accesso a Wikipedia. La motivazione ufficiale, riportata dall'Agenzia Anadolu, è che essa "è diventata una fonte di informazione che agisce con i gruppi che conducono una campagna nociva contro la Turchia nel contesto internazionale". Secondo l’emittente locale Ntv, il blocco è la conseguenza del rifiuto dei gestori di togliere contenuti falsi sui legami tra la Turchia e alcuni gruppi terroristici. Il gruppo Turkey Blocks, che monitora la situazione della rete nel Paese, ha confermato che il sito risulta inaccessibile in tutte le lingue: gli utenti che provano ad aprire una pagina qualunque di Wikipedia collegandosi da server turchi si trovano di fronte ad un messaggio di "errore di connessione". L’unico modo per poter consultare l’enciclopedia aggirando il blocco governativo è attraverso le reti Vpn.
Le autorità di Ankara hanno fatto sapere che il sito tornerà consultabile solo se Wikipedia aprirà un ufficio nel Paese e deciderà di sottostare alle sue leggi, oltre a quelle internazionali. Condizioni respinte da Jimmy Wales, il fondatore dell’enciclopedia, che non ha accettato il ricatto dichiarando in un tweet: "L'accesso alle informazioni è un diritto umano fondamentale. Popolo turco, starò sempre dalla vostra parte per combattere per questo diritto".
All’interno di Wikipedia è nato immediatamente un appello per la revoca del blocco, con una raccolta di firme a sostegno della popolazione turca, privata indebitamente dell’accesso a innumerevoli contenuti. Il testo dell’appello e l’elenco dei firmatari è visualizzabile qui: Risposta al blocco di Wikipedia del 2017 in Turchia.
Il 2 maggio la Fondazione Wikimedia ha presentato un ricorso contro la decisione turca, affermando che essa viola la libertà di espressione e che non è giustificabile il blocco dell’intero sito quando gli elementi contestati si trovano solo in due pagine (Foreign invovement in Syrian civil war e State-sponsored terrorism). Il tribunale penale di Ankara il 5 maggio ha tuttavia respinto il ricorso, dichiarando che la libertà di espressione non va intesa in senso assoluto, e che la Convenzione europea sui diritti umani è sospesa dal 22 luglio 2016 a seguito dello stato di emergenza in cui si trova il Paese.
Il 9 maggio è stato presentato un nuovo ricorso alla Corte Costituzionale turca, di cui ancora non si conosce l’esito. Lo scontro è destinato tuttavia a continuare.


CINA
Molte fonti d’informazione estere risultano inaccessibili a causa di quello che è stato ribattezzato il

"Great Firewall of China", il sistema di censura e sorveglianza attivato nel 2006. Per limitare le possibilità di aggirare il blocco sono stati inoltre attivati provvedimenti contro l’uso di connessioni internet private o non autorizzate.
Per quanto riguarda Wikipedia, l’accesso alla versione cinese è interdetto dal 2015, dopo anni in cui più volte era stato bloccato e poi riaperto, e quello alle versioni straniere è soltanto parziale: ad esempio voci sensibili come "Dalai Lama" o "Piazza Tiananmen" in lingua inglese risultano censurate. Nel 2016 Jimmy Wales aveva cercato di trovare un accordo con le autorità cinesi per la rimozione del blocco, ma senza successo.
Nel Paese vige da tempo un rigoroso controllo dell’informazione, e tutti i siti di agenzie private, sia cinesi che straniere, devono ottenere il permesso del governo per poter pubblicare notizie online; è inoltre obbligatoria la presenza di un direttore cinese. Dallo scorso 1. maggio le regolamentazioni dei media sono state ulteriormente inasprite.
Il governo però intende spingersi oltre, e già nel 2011 ha approvato l’istituzione di una enciclopedia nazionale. Il progetto è stato presentato nel dettaglio in questi giorni da Yang Muzhi, il direttore operativo, ad una conferenza presso l’Accademia delle Scienze di Pechino. Nelle sue parole, questa nuova enciclopedia sarà la "Grande muraglia della cultura", avrà "caratteristiche cinesi" e rappresenterà "un simbolo dello sviluppo culturale e tecnologico del Paese", uno strumento per aumentare il softpower cinese e quindi la sua influenza internazionale.
Alla sua compilazione sono stati chiamati ventimila studiosi ed accademici provenienti dalle principali università del Paese; conterrà trecentomila voci suddivise in 103 categorie, che non potranno essere liberamente modificabili (come è possibile invece in Wikipedia) e la sua pubblicazione online è prevista per l’anno prossimo. Chiaramente i contenuti di questa enciclopedia, che alcune testate giornalistiche hanno già soprannominato "Chinapedia" o "WikiChina", saranno sottoposti al medesimo controllo dei principali canali d’informazione del Paese, e quindi non potranno dirsi totalmente neutrali.

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Turchia e Cina non sono gli unici due Paesi che hanno attuato una politica ostile nei confronti di Wikipedia, tramite censure e blocchi: nella lista vanno annoverati anche Arabia Saudita, Iran, Russia, Siria, ma anche, piuttosto sorprendentemente, Francia e Regno Unito (clicca qui per saperne di più).

Di fronte a questi recenti sviluppi, non possiamo che ribadire l’importanza che ha Wikipedia come strumento d’informazione online, il cui scopo è quello di diffondere la conoscenza senza vincoli o limitazioni. Come biblioteche BALI collaboriamo nell'enciclopedia attraverso il Progetto GLAM, che si propone di ampliare e migliorare le voci inerenti alla cultura. In particolare nei nostri corsi rivolti agli studenti di lingue dell’Università Ca’ Foscari, è prevista una parte di lavoro attivo nell’enciclopedia, con interventi di correzione e integrazione di voci già esistenti, tradotte da altre versioni linguistiche, e la creazione di nuove voci.
Tutti i dettagli sono consultabili a questo indirizzo: Progetto GLAM: BALI. La sezione “Voci pubblicate” presenta una selezione di voci compilate dai partecipanti ai corsi, e nella sezione “Eventi” tutte le iniziative finora promosse da BALI. Infine nella sezione “Materiali” (in continuo aggiornamento), sono raccolti tutorial e spiegazioni utili per gli studenti attivi in Wikipedia.


Fonti consultate: » Corriere
» Il Giornale
» Il Fatto Quotidiano: 1, 2
» Il secolo XIX
» TGcom24
» La Stampa

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